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.Contrada Incino La Bruna
Ai confini orientali, sul limitare della Torre dell'Annunciata, anche qui una torre. Costruita sugli scogli, spruzzata dal mare, faceva da sentinella per l'avvistamento dei corsari barbareschi, contro le loro scorrerie: la Torre di Incino, anticamente denominata anche di Ungino e di Angine oggi purtroppo diroccata. Forse gli insidiosissimi ricci di mare, disseminati affioranti sulle basse scogliere che la attorniano e che a Torre, il dialetto chiama proprio angina, potrebbero essere stati all'origine, già a partire dal '300, della antica denominazione della Torre di "Incino". Ne resta ben poco, oggi. Pietre nere, vesuviane, durissime. Ancora nel 1780, si ha notizia scritta di questa Torre, che con quella di Bassano e con il castelletto a Colostro (v.), difendeva cose, case e Torresi dalle scorrerie barbaresche lungo le coste italiane e nostrane. Nel 1556 si imbarcavano lì vino greco, pere secche e altri generi alimentari per contrabbando verso Roma. Il Viceré, allora, armò alcune barche con alcuni suoi "infiltrati", che in men che non si dica, sgominarono il traffico proibito. Si ritrova, la
Chiesina di S. Moria La Bruna, in una viuzza che scende dritta e sottile
al mare, dalla Strada Regia delle Calabrie, nei pressi del Ponte Della Gatta.
Per la grande devozione, sia dei contadini di quelle terre, sia dei marinai di
quel lembo di spiaggia, che le
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