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.Contrada Torre di Bassano
E’ la Torre del nostro Stemma, quella che ha dato nome alla nostra città, la "Torre" del Greco, dapprima conosciuta come Turris Octava: l'ottava torre di avvistamento delle barche corsare saracene, costruita nelle seconda metà del '500, all'epoca della dominazione spagnola. S'è ipotizzato
anche che il suo nome potesse provenire da una possibile regale dimora, su
quella amena e salubre parte della costa, di una Villa di Ottavia. O anche che
gli provenisse dal poeta romano, d'alto lignaggio anche lui, Cesio Basso, che lì
avrebbe potuto avere la sua serena dimora, per trarre ispirazione ai suoi versi.
E infine, s'è pensato anche, che gli derivasse dalla sua collocazione sul mare,
appunto in una zona "da basso" = "bassana", del tormentato territorio vesuviano.
Nessuna delle tré ipotesi tiene il confronto con quella ormai generalmente
accreditata dagli studiosi e dai torresi di Turris Octava = Torre Ottava. Il luogo in cui sorge, svettante sul mare da un promontorio basaltico, è segnacolo di uno dei due antichissimi, originari insediamenti che, denominato Sola o anche Sera, insieme con Colostro avrebbe poi dato vita alla Turris Octava e quindi alla Torre del Greco (*). Nei pressi sorgono le Terma-Ginnasio Romane, ovvero le poche pietre che l'incuria del tempo e quella degli uomini ci ha lasciato, a ricordarcene i benefìci e i fasti. Sola = canale, acquedotto, potrebbe essere derivato proprio da tutto ciò. Ma chi ce lo potrà mai confermare? Ora ci resta ancora, fortunatamente, l'antico "sasso", ancora intatto, Torre alta e fiera sul mare, a ricordarci le nostre origini, le origini di una Civiltà meravigliosa. Con la speranza che si mantenga tale anche in futuro. (*) La denominazione "Torre del Greco" identifica efficacemente il territorio della citta, adagiata tra la sottile arietta attraversata dai resinosi effluvi delle pinete vesuviane e i respiri salmastri delle sponde tirreniclie.La seconda parte del nome le proviene da un romito arrivato dalla Grecia con un ottimo vitigno, che coltivò e diffuse sulle nostre gentili e fertilissime plaghe vesuviane, tra pini e ginestre.
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